g r o u p   e x h i b i t i o n
Agenda Angola @Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini
22 gennagio | 22 febbraio

Edson Chagas & collezione ENSA-Arte
a cura di Guido Schlinkert
in collaborazione con Manrica Rotili
galleria  e x t r a s p a z i o

La mostra è promossa dall'Ambasciata della Repubblica dell'Angola in Italia

Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini di Roma
Piazza Guglielmo Marconi 14, 00144 - Roma EUR
Salone delle Scienze, I Piano

dal lunedì al sabato dalle 9:00 alle 19:00
domenica dalle 9:00 alle13:30

 

"La maggior parte dell'arte contemporanea ha rinunciato quasi del tutto all’estetica; al suo posto ha il potere di veicolare significati e verità, e dipende dall'interpretazione che si basa su questi due fattori"
(Arthur Danto, What Art Is)


Agenda Angola fa interloquire le opere di Edson Chagas con le opere di Masongi Afonso “Afó”, Costa Andrade “Ndunduma”, Zan Andrade, Hildebrando De Melo, António Gonga, Jorge Gumbe, Paulo Jazz, Marco Kabenda, Sozinho Lopes, Sónia Lukene, João Mabuaka “Mayembe”, Guilherme Mampwya, António Ole, Vítor Teixeira “Viteix”, Fineza Teta “Fist”, António Toko, Francisco Van-Dúnem “Van”, Telmo Váz Pereira, Amândio Vemba, Landa Yeto. Il primo è un giovane artista che a 16 anni lascia Luanda, capitale dell’Angola e sua città natale, per studiare a Londra e Newport; i secondi sono per la maggior parte artisti formatisi in Angola, dove vivono e lavorano, vincitori del premio ENSA-Arte, conferito da ventidue anni dall’omonima società angolana di assicurazioni ad artisti emergenti. Il premio viene assegnato per la prima volta nel 1992 ad António Ole, quando non è ancora un artista apprezzato in tutto il mondo.

Edson Chagas torna a Luanda nel 2007 e constata, sorpreso, che, diversamente dai tempi della guerra (l’Angola fu tormentata fino al 2002 da una guerra civile che durò quasi trent’anni), adesso anche i meno abbienti dei più di sette milioni di abitanti della città possono permettersi il lusso di buttare via le cose rotte.

È così che l’artista subisce le potenzialità di racconto degli oggetti in rovina, li raccoglie, li mette in posa: palloni sgonfiati, bottiglie vuote, sedie crollate, tubi di ferro e quant’altro, tutto davanti a intonaci colorati e vecchie porte scrostate, nelle strade di terra battuta che resistono all’ombra dei nuovi grattacieli della capitale, creando non tanto una ricostruzione della realtà, quanto una nuova relazione tra oggetti e contesto.

La documentazione di questo suo lavoro, dal titolo Found Not Taken, Luanda, mostra tali reperti al centro delle immagini, come idoli degni di riguardo che ci invitano a ridefinire il nostro rapporto con le cose e con gli spazi intorno a noi.

Non dissimili dalla capacità di espressione degli objets trouvés di Chagas, ma con maggiore indolenza, quasi ostentata, nei confronti della dimensione estetica, le opere degli artisti della Collezione ENSA, SA spesso anch’esse costruite con materiali di risulta, si distinguono per una poetica militante e diretta, quasi aspra, che affronta le problematicità dell’impressionante cambiamento sociale e urbano della nuova Angola, e lo fanno fin dai titoli: Homenagem a Viriato da Cruz (co-fondatore del Movimento Popular de Libertação de Angola), Terra queimada, Elogio ao Nkisi Nkonde (figura tradizionale capace di neutralizzare chi nuoce alla comunità), Terra, guerra, corda e povo, E agora, que Futuro?, Em busca de um futuro melhor, solo per citarne alcuni.

Il titolo della mostra Agenda Angola nasce dalla constatazione che la nuova Repubblica dell’Angola si mostra decisa a far valere la propria agenda e, di fatto, riesce a trovarsi tra le prime posizioni sulle agende di mezzo mondo (primeggiando in quella della Cina).

Oltre alla voce “espansione economica” (il paese ha ingenti risorse minerarie e naturali, brulica di cantieri e gli investitori fanno la fila per partecipare all’economia africana di più rapida ascesa e tra le più veloci del pianeta) sull’Agenda dell’Angola si trova la disposizione: ”Internazionalizzare la nostra cultura e la nostra arte!”.

Guido Schlinkert